In-differenze

di Alessandra Contu

A.

Sono le sei, mi sveglia il riflesso della luce che penetra nei vetri opachi dallo sporco. Il pensiero che mi ha cullato fino al sonno sbadiglia e ricomincia a mormorare. Ha la voce impastata, ma poi il caffè trangugiato mi scotta la lingua, costringendo me al silenzio e invitando lui a urlare. Rimbomba ora, senza tregua, la convinzione che delle persone a volte è meglio farne a meno, specialmente se feriscono involontariamente. In tal caso non c’è margine di miglioramento, è come se queste persone fossero cieche, avessero una pistola in mano e non riuscissero a trattenersi dallo sparare. Ancora una volta mi hanno colpita in pieno. Vestita a casaccio mi trascino a passo incerto e pesante per via Dante, l’odore del caffè che proviene dai bar in apertura mi brucia le narici come poco prima l’amaro bollente ha fatto con la gola. Per un attimo alzo lo sguardo dalle punte dai miei anfibi neri e lo vedo intento ad accendere una sigaretta, anche lui mi sfiora fugace; poi senza invadere la mia mente si perde tra le sue riflessioni e io tra le mie.

B.

Sono le sei, mi sveglia la luce di un sole ancora nascosto non solo dalla discrezione della notte ma anche dall’impertinenza delle nubi. Il pensiero che ha pervaso i miei sogni è ancora più vivido appena sveglio, schiarisce la voce, accompagnato dai miei colpi di tosse violenti e riprende a parlare a vanvera; scoppio a ridere. Delira confuso ma mi ricorda che non ho bisogno di nessuno, soprattutto adesso che mi è palese quanto la bontà dell’uomo sia soffocata da cumuli di priorità personali, aggrovigliate in un’unica matassa di ignoranza ed egoismo, è come se l’uomo fosse sordo, immerso in splendide melodie, ma ricercasse in quel silenzio le cacofonie più gradevoli. Ancora una volta sono solo io in grado di percepire quei canti. Mi vesto a caso, mi sgranchisco le gambe, faccio un paio di passi avanti e indietro per via Dante, l’odore del caffè che proviene dal bar a poca distanza solletica le mie narici, e mi fa ridere come poco fa ha fatto un’idea strana. Accendo una sigaretta e per automatismo alzo lo sguardo per un solo istante e la vedo con passo sgraziato sistemarsi un auricolare, anche lei mi accarezza lieve; poi, per non peggiorare il caos già imbizzarrito della mia mente si perde tra le sue riflessioni e io tra le mie.

A e B

Devo trattenermi stanotte dal bere, devo rigare dritto, meglio risparmiare e per di più a breve dovrò provare che non sono affatto alcolista. E poi bere molto non aiuta, non fa che accentuare i miei malesseri; bere in compagnia è un conto, ma da soli non fa che rendermi più consapevole della mia solitudine, la bottiglia pare essere la mia compagna più cara. E poi devo smetterla di pensare che gli altri siano come me, più lo faccio, più mi alieno. Prima o poi troverò qualcuno che mi apprezzi per come sono e me ne renderò conto perché tutto mi sembrerà brillare e scoprirò che quel luccichio non è che il riflesso dei miei angoli non più bui.

A

Uno di questi giorni penso che gli darò i soldi per un caffè.

B

Uno di questi giorni penso che le chiederò i soldi per un caffè.

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