Mondi migliori: il caso Sanna Marin

di Marina Scroccu

Mentre in Italia inizia a scemare l’ossessione per il tormentone del remix creato in seguito al discorso di Giorgia Meloni (donna – madre – cristiana) pronunciato alla manifestazione del centro destra a Roma, il 10 dicembre un soffio di speranza per l’Europa arriva dalla Finlandia: in seguito alle dimissioni del premier socialdemocratico Antti Rinne, viene eletta la più giovane prima ministra al mondo, Sanna Marin, 34 anni. E questa non è l’unica novità rilevante: il nuovo governo di centro sinistra finlandese è infatti formato da una coalizione di partiti guidati da giovani donne:  per il Centro Katri Kulmuni, 32 anni, ministra degli Affari Economici; per l’Alleanza di Sinistra Li Andersson, 32 anni, ministra dell’Istruzione; per i Verdi Maria Ohisalo, 34 anni, ministra dell’Interno, e per il Partito Popolare Svedese di Finlandia Anna-Maja Henriksson, 55 anni, ministra della Giustizia.

Ciò che colpisce maggiormente, insieme all’età abbastanza fuori dalla media per dei ruoli di tale rilevanza, è senza ombra di dubbio il fatto che saranno cinque donne a guidare il Paese nei prossimi anni. Questo fatto non stupisce forse il popolo finlandese, poiché la percentuale di donne deputate si attesta al 47%, e poiché Sanna Marin non è la prima donna che ricopre la carica di premier, bensì la terza. Può creare stupore forse nel popolo italiano perché, nonostante il numero di donne in politica sia cresciuto notevolmente negli ultimi anni, sembra ancora così difficile parlarne al femminile, e si preferisce di gran lunga fare un uso sgrammaticato della lingua italiana pur di non cedere alla tentazione di “femminilizzare” ruoli tipicamente maschili.

È inoltre importante notare che Sanna Marin proviene da una famiglia composta da due mamme, rispettivamente “Genitore 1” e “Genitore 2” – con buona pace di Giorgia Meloni e del suo accorato discorso retrogrado. Non sembra applicabile qui la teoria di Matteo Salvini, esposta nel 2015 durante un’intervista a La Zanzara su Radio24, secondo la quale un bambino che “cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con un handicap.”. Non sembra partire svantaggiata invece Sanna Marin, laureata in Scienze dell’Amministrazione, già ministra dei Trasporti e delle Telecomunicazioni, politica per vocazione, per la quale, come dichiara sul suo sito web, i valori più importanti sono l’uguaglianza, la libertà e la solidarietà globale.

Il suo curriculum vitae ha presto destato l’interesse del ministro dell’Interno estone Mart Helme, noto per i suoi commenti sessisti, il quale ha tentato di sminuire la Premier facendo riferimento al fatto che avesse lavorato in un negozio prima di iniziare gli studi: “ora noi vediamo una commessa diventata primo ministro”. In seguito allo scandalo suscitato dalla sua affermazione, Helme si è scusato, affermando di essere stato frainteso.

La proposta di Sanna Marin che al momento sta destando più scalpore è quella di portare la settimana lavorativa a 24 ore: quattro giorni a settimana, sei ore al giorno, stipendio invariato. Ciò permetterebbe alle persone di trascorrere più tempo con le rispettive famiglie – non necessariamente eteronormative, si desume – e di dedicarsi maggiormente ai propri passatempi preferiti, con ricadute positive sulla produttività nel lavoro.

L’attenzione al welfare, alla politica sociale, all’occupazione, così come all’ecologia, alla sostenibilità e all’istruzione, sono sicuramente i cardini del nuovo governo finlandese.

C’è speranza, dunque, per una svolta progressista in un’Europa nella quale sembrano spopolare idee xenofobe, conservatrici e retrograde? O il governo finlandese è solo un caso isolato, una chimera irraggiungibile che ci fa riflettere su quanta strada ci sia ancora da fare per l’Italia?

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