Questo non è un manifesto

di Teresa Rettig

Siamo stanche.

Di quando facciamo notare a qualcuno che sta dicendo una cosa sessista e questo alza gli occhi al cielo per esclamare “ancora con queste stronzate femministe?” e noi abbassiamo lo sguardo perché è quello che tutti stanno pensando.

Siamo stanche di abbassare lo sguardo.

Siamo stanche dei bisbigli quando camminiamo per la strada o entriamo in un locale, perché vi sentite in diritto di commentare le scelte che abbiamo fatto, il modo in cui ci vestiamo, chi siamo.

Siamo stanche che i nostri pantaloncini e le gonne siano troppo corti, e che se indossiamo una felpa e dei pantaloni siamo troppo mascoline, ma se al contrario ci facciamo le unghie, i capelli e mettiamo un vestito, siamo troppo vanitose, ce la tiriamo e siamo pure un po’ troie.

Siamo stanche di essere “troppo grasse”, “troppo magre”, dei  “certo, se perdessi qualche chilo saresti pure carina” o “se avessi un po’ più di tette non saresti male”.

Siamo stanche di dover sempre per forza essere in coppia, fidanzate, sposate, perché se no siamo strane, brutte, streghe e zitelle.

Siamo stanche delle opinioni non richieste. Che quella non doveva abortire, che puttana, perché non ci ha pensato prima di darla in giro.

Siamo stanche di spiegare perché vogliamo fare carriera, perché non vogliamo figli, perché li vogliamo, perché non abbiamo voglia di stare a casa ad aspettare che il partner ritorni, o perché invece vogliamo stare a casa. Siamo stanche dei “e come fai a lavorare se hai figli?”. 

Siamo stanche di quando vi rifiutiamo e allora siamo automaticamente lesbiche e se siamo lesbiche è perché nessuno ci ha mai scopato come si deve.

Siamo stanche del ti faccio cambiare idea io.

Siamo stanche dei fischi, delle grida che ci rincorrono nelle piazze al suono di “piccola”, “tesoro”, “bella” e “amore”, e che si tramutano in “troia”, “acida”, ”puttana”, “tanto fai schifo”, quando vi ignoriamo e continuiamo a camminare a testa bassa perché rispondere potrebbe essere pericoloso.

Siamo stanche di camminare a testa bassa.

Siamo stanche di essere in pericolo, di non poter abbassare mai la guardia, soprattutto se è notte. E allora stringiamo le chiavi tra le mani e facciamo finta di essere al telefono con qualcuno.

Siamo stanche dei “ma come eri vestita?” e dei “ma avevi bevuto?” o dei “potevi evitare di fare la gatta morta.”

Siamo stanche di dover avere bisogno di qualcuno che ci protegga.

Di essere massacrate ogni giorno perché ci siamo permesse di scegliere chi amare.

Siamo stanche di essere uccise a martellate, a bastonate, a coltellate come è successo ad Ambra, Ana e Erika.

Siamo stanche di essere strangolate e siamo stanche di morire con una pistola puntata addosso, come Elvira, Loredana e Romina.

Siamo stanche di chi vuole possederci, di chi vuole costringerci ad amare, di chi vuole imporci dove stare, di chi vuole decidere per noi.

Siamo stanche che già dall’infanzia a lei le bambole, il rosa, la cucina, pensare a essere bella e carina; e a lui le macchine, il blu, l’avventura, gli sport.

Siamo stanche che fin da piccole ci venga insegnato a competere con le altre donne, perché se non sei la più carina non vali niente.

Siamo stanche dei “tu non sei come le altre ragazze” ma anche dei “io non sono come le altre ragazze”; come se ci fosse sempre un io contrapposto a un loro, dove il primo è positivo e l’altro è negativo, solo perché non rispecchia il proprio pensiero su cosa significhi essere donna.

Siamo stanche delle donne che odiano le donne. Ché alla solidarietà è molto meglio meglio la competizione, la critica e la non accettazione.

Siamo stanche che ci sia solo un modo di essere donna. Una vera donna, raffinata, bellissima, ben vestita, che non dica volgarità, depilata, sexy e disinibita ma solo con il suo uomo, ché fuori non si deve vedere.

Siamo stanche perché in realtà ci sono mille modi per essere donna e nessuno di questi esclude l’altro.

Siamo stanche della violenza fisica e psicologica.

Dei modelli imposti.

Del patriarcato.

Sì, siamo stanche, ma proprio per questo andremo avanti.

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