Come se fosse sempre primavera

di Debora A. Sarnelli

Primavera non bussa lei entra sicura

Come il fumo lei penetra in ogni fessura

Ha le labbra di carne i capelli di grano

Che paura, che voglia che ti prenda per mano

Che paura, che voglia che ti porti lontano

(Un chimico, F. De André)

Della primavera ho sempre amato quella voglia e forza di rinascita che muove la natura. Fiori, alberi, giardini riacquistano vita e colori. L’aria profuma di boccioli in fiore, di quel sole mite che accarezza il cielo azzurro. L’odore dell’erba fresca si confonde con quello delle prime margherite. Primavera è l’arrivo delle rondini, è profumo di nidi, è passeggiate per strada. La primavera è stagione di rinascita, di possibilità, di creatività, è tempo di nuovi inizi e cambiamenti.  La primavera ci insegna a rinascere e a rinnovarci, a ricominciare, a chiudere nel cassetto la malinconia dei monocromatici giorni invernali.

La primavera 2020 è giunta inaspettata, silenziosa, sicura. La sua prepotenza ha invaso le strade vuote, riempito vicoli e illuminato quartieri spenti. La gente ne ammira lo splendore attraverso i vetri delle finestre spalancante, sui balconi dei condomìni, nei bucaneve solitari nati nei giardini domestici. La primavera è libertà, eppure adesso è proprio quella libertà che sembra mancare. La primavera beffarda sorride alla vita quando tutto ci sembra sospeso, le nostre abitudini, le nostre certezze, il nostro domani. Lei continua a muoversi, sinuosa ballerina, tra gli usci chiusi e le saracinesche abbassate. Siamo in quarantena, ma i fiori non ci fanno caso e sbocciano silenziosi. La natura, forza inarrestabile, riveste di luce gli ormai non-luoghi umani. Lei no, non sospende le sue consuetudini e si riappropria di quegli spazi spesso usurpati e bistrattati.

Guardo dal balcone e ammiro l’esplosione della primavera. Vedo le foglie ancora piccole e tenere che si aprono, il mio albero di limoni in fiore, il mare azzurro all’orizzonte, fiorellini gialli nel mio giardino, simbolo di solarità e di gioia di vivere. E io, nel limbo delle cose sospese, ripenso a mia nonna e alle passeggiate in campagna dopo scuola, ai gigli del giardino di mia mamma, alle viole bellissime vanto di mia nonna, agli alberi in fiore del mio papà. È la primavera che ci unisce, anche se distanti, è la primavera che mi fa rivivere gli odori di una vita passata sì, ma sempre viva. Mi assale la voglia di ricordare, di rafforzare quel legame che mi lega alle mie radici. Lo faccio attraverso la cucina. Allaccio il grembiule ripensando alle tradizioni culinarie della mia famiglia, ora che la Pasqua si avvicina. Cucinare diventa condivisione, non è più fatto frettolosamente, ma è frutto di un lavoro collettivo, in cui ognuno mette la propria fantasia, chiacchierando, ridendo, ricordando e sbagliando. E, inaspettatamente, questo isolamento forzato apre a nuove e sconosciute forme di libertà. Primavera è sbarazzarsi delle cose vecchie e inutili per lasciare spazio a quello che realmente conta. Questa primavera beffarda ci invita a farlo attraverso l’interiorità, la contemplazione, la riflessione, ma anche attraverso l’esplorazione. Riscoprire quanto siamo umani in un mondo dove non deve più esistere l’io e l’altro, ma il noi, la collettività, l’appartenenza.

Sono giorni tristi sì ma tanto preziosi per chi come me riscopre ricordi, tradizioni e speranze. Giorni che si consumano sempre uguali dove la natura fiorisce benigna e ci ricorda che la primavera è bella e vale la pena viverla, sempre. La vera primavera che tutti stiamo aspettando, quella fatta di carezze, di abbracci, di baci, di risate arriverà presto, e sarà ancora più bella, e la voglia di vita che porterà con sé sarà più rumorosa che mai.  

Domani farò la pastiera della mamma. È la prima volta che non mangerò quella sua. La farò pensando al futuro, a quando tutto sarà finito e ci ritroveremo tutti insieme per abbracciarci e toccarci e dirci, ancora una volta, quanto siamo fortunati ad avere l’un l’altro, a essere felici così come se fosse sempre primavera.

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