Le vie dei signori sono infinite: breve storia dell’odonomastica patriarcale

di Anna Cadoni

odonomàstica s. f. [comp. di odo– e onomastica (formato sul modello di toponomastica)]. – Il complesso dei nomi delle strade, sia con riferimento concreto a una determinata zona o località, sia con riguardo alla scelta o al modo della loro formazione.

Via Pietro e Maria Curie

Generale Stefano Cagna. Generale Armando Diaz. Dottor Guido Baccelli. Albert Einstein. Sigmund Freud. Luigi Pasteur. Enrico Fermi. Charles Darwin. Questi sono gli uomini che hanno dato i nomi alle strade del mio quartiere; sono loro che, in larga misura, compongono l’odonomastica del quartiere Monte Mixi di Cagliari. Stretta tra questi giganti della guerra, della medicina e della scienza, c’è via Pietro e Maria Curie.

Questa strada può essere considerata di primaria importanza per vari motivi: per me è la strada dove c’erano il Bar Rosso e il mio pediatra e quindi dopo ogni visita alle tonsille, un Cucciolone; per la comunità scientifica è la strada dedicata all’unica donna che ha vinto due Nobel e la prima persona ad aver ricevuto i premi in due aree scientifiche separate. È anche una strada importante per la viabilità: unisce molte strade minori ed è lo sbocco delle scuole elementari e medie. Ma c’è un motivo per cui questa via è unica nel suo genere: si tratta dell’unica strada dedicata a una scienziata nella mia città.

I numeri della “misoginia ambientale”

Ci sono millecinquecentoventi strade a Cagliari di cui: 787 intitolate a uomini, 61 intitolate a donne. Di queste 61, è importante sottolineare che 28 sono dedicate a Madonne, sante, beate, suore. Fatevelo voi, il conto di quante donne rimangono; così sarà più facile accorgersi dell’enorme divario che esiste tra i generi nell’odonomastica italiana. Forse non ce ne siamo mai accorte, o forse non gli abbiamo mai dato il peso che avrebbe meritato, la giusta attenzione. Forse camminando per le strade, per le piazze, non ci siamo mai resi conto di questo abisso che separa gli uomini e le donne nella memoria collettiva. È quella che la  creatrice di “Toponomastica Femminile” chiama “misoginia ambientale”; quel pensiero che porta tutte e tutti noi, in maniera più o meno conscia, a credere ragionevole che la città sia fatta dalla Storia, e la Storia dagli uomini.

Toponomastica femminile, un progetto dal basso

Io, per esempio, non sapevo niente o quasi niente riguardo alla media delle strade intitolate a donne nelle città italiane: si parla di numeri tra il 3 e il 5%. Questa cifra comprende, ovviamente, le sante e le Madonne che, come nel caso di Cagliari, ricoprono quasi la metà del totale della rappresentanza femminile nelle strade del capoluogo. Restano i nomi delle città, delle date storiche, degli avvenimenti importanti. Restano anche le vie intitolate agli uomini che hanno fatto la storia, e in questo caso la percentuale cambia drasticamente, diventa un 40% del totale. Sarei probabilmente rimasta nella mia ignoranza se non avessi scoperto il progetto chiamato “Toponomastica femminile” che si è occupato, negli ultimi otto anni, di registrare dati per tutto il Paese sul divario di genere nelle strade. Il gruppo è riuscito a creare una rete nazionale formidabile attraverso la partecipazione locale di volontarie e volontari  da ogni provincia e regione italiane. L’intento, dichiarato fin da subito nella pagina principale, è “pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica.”

Grazie a questo gruppo è possibile non solo avere un’idea del problema ma anche riflettere sulle possibili soluzioni. Si può scaricare e compilare, per esempio, il modulo di richiesta di intitolazione di una strada o di una piazza. È invece un percorso più ostico quello della richiesta di modificare il nome di una strada con uno nuovo: la proposta deve partire dal comune per arrivare poi al prefetto, e deve rispettare una serie di regole come la coerenza e l’omogeneità con la zona o la località.

Guerriglia odonomastica

Ma c’è anche chi salta l’iter burocratico e rinomina le strade in quella che viene definita “guerriglia odonomastica”. Wu Ming la descrive come una serie di “azioni e performances il cui scopo è reintitolare dal basso vie e piazze delle nostre città – o aggiungere informazioni ai loro nomi per cambiare senso all’intitolazione”. Ma perché modificare i nomi delle nostre strade? Quelli a cui siamo abituate e abituati da sempre, che sono diventati un suono familiare nelle frasi pronunciate fin da piccole? Perché come ricorda Wu Ming, “Nelle nostre città e paesi abbondano gli odonimi che celebrano il fascismo e il colonialismo, celebrano crimini politici, coloniali e di guerra. Odonimi razzisti, nomi che omaggiano gli oppressori e glorificano l’oppressione.” In questo modo è nato il progetto “Viva Menelicchi” che nel 2018 ha riunito tante e tanti in una marcia per le strade di Palermo e ha visto la toponomastica razzista e colonialista cancellata o modificata attraverso chiose e glosse delle targhe già esistenti o vere e proprie re-intitolazioni delle strade.

Aprire la strada

Per avere un’idea di quanto la nostra toponomastica sia quasi totalmente dominata dal genere maschile basta camminare per strada e fare caso ai nomi delle strade. Quelli femminili rimarranno impressi, perché saranno pochissimi. Come rimangono impressi i nomi di donne nei libri di storia, di letteratura, di arte. Mi chiedo allora dove sia meglio cominciare; quale sia la strada più facile, più breve da intraprendere nella lunga lotta al patriarcato. Quello stesso che ci fa studiare nei libri guerre volute e fatte da uomini, conquiste, rivoluzioni. Quello che vede il paragrafo finale dedicato alla “donna nella società” di quel periodo. Che facevano le donne nel frattempo? Come si comportavano?

Toponomastica Femminile ha raccolto migliaia di nomi di donne della politica, della letteratura, dell’arte e ha dato inizio al progetto editoriale Le Mille, che include donne italiane, europee e di tutti gli altri continenti che, attraverso le loro azioni, hanno aperto la strada verso l’uguaglianza di genere. C’è Josefa Llanes Escoda, fondatrice delle Girl Scout delle filippine, nonché prima donna a essere inserita nelle banconote della nazione. C’è Cecilia Grierson, laureata in medicina nel 1889 e fondatrice della scuola per infermiere di Buenos Aires. C’è Agathe Uwiligymana, la prima Prima Ministra del Ruanda, assassinata un anno dopo essere entrata in carica. C’è Carmen Campori, la prima direttrice d’orchestra italiana.

Alla domanda: da dove si deve cominciare? La mia mente mi dà una risposta che è sempre la stessa: non c’è quella strada, quella facile, quindi una lotta bisogna scegliere e iniziare da quella.  Quei nomi che nessuno conosce ancora, di donne che sono esistite decine, centinaia e migliaia di anni fa, quelle voci bisogna far conoscere, bisogna inserire nei libri di storia; nei capitoli iniziali, non negli ultimi paragrafi.

https://www.toponomasticafemminile.com/sito/

https://www.toponomasticafemminile.com/sito/index.php/memorie/prime-donne

http://www.wumingfoundation.com/giap/2018/12/guerriglia-odonomastica/

http://www.wumingfoundation.com/giap/2018/06/viva-menilicchi-palermo-a-piedi-contro-il-colonialismo-per-coltivare-la-coesistenza/

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