Non sono sessista, ma…

di Marina Scroccu

In un momento in cui l’attenzione globale è costantemente focalizzata sul tema coronavirus, in Italia un episodio non troppo piacevole ha spostato per un attimo il focus: è il caso di qualche giorno fa, quando il programma Striscia la Notizia ha trasmesso un servizio estremamente offensivo sulla giornalista Giovanna Botteri: Michelle Hunziker, sostenuta da Gerry Scotti, ha fatto dell’ironia prima sull’abbigliamento della giornalista, poi sulla sua pettinatura. Il servizio si apre con la frase “…molti spettatori ci hanno segnalato una piacevole sorpresa dal mondo del telegiornalismo…”; tale piacevole sorpresa, se si continua a guardare il servizio, si rivelerà essere la messa in piega di Giovanna Botteri. Con un tentativo mal riuscito di camuffare la derisione, Michelle Hunziker si libera di ogni responsabilità annunciando che la giornalista era stata presa di mira sui social per l’abbigliamento e la pettinatura. Si sa bene che i social network possono essere luoghi nei quali la stupidità e la bassezza si manifestano ad alta voce, ma dare risalto a queste cose è decisamente inopportuno.

In seguito a questo servizio si è sollevato un polverone, Giovanna Botteri ha risposto in forma estremamente incisiva e incentrata sul problema reale: l’importanza di prendere in considerazione il contenuto della comunicazione e non l’aspetto di chi le dà voce. Michelle Hunziker, dal suo canto, ha peggiorato la situazione sostenendo che l’intento del sevizio era quello di esprimersi a favore della giornalista per la sua “ottima, bellissima messa in piega”. Questa frase non fa che mettere in luce una problematica ancora troppo presente e difficile da eliminare: quando si parla di donne ci si sente autorizzati a commentarne l’aspetto fisico e il modo di vestire come se questi fattori avessero la priorità assoluta. Non mi risulta che in questo periodo di lavoro estenuante per i giornalisti, ci siano stati commenti sui capelli o gli abiti di qualche giornalista uomo. Ma quando si parla di donne è considerato normale pronunciarsi su queste cose, poiché noi donne siamo tenute a seguire i rigidi dettami della società patriarcale, dobbiamo essere sempre truccate, ben vestite e ben pettinate, e lo dobbiamo fare per compiacere chi ci guarda. E se qualcosa (magari un capello) viene considerato fuori posto, si parte all’attacco senza remore. Inoltre non bisogna osare tirare fuori la parola sessismo, perché non c’è niente di sessista in tutto ciò, siamo noi esagerate, che non capiamo gli scherzi e l’ironia. Invece non è proprio così perché, come ci spiega la linguista Sara Mills, la quale ha concentrato gran parte del suo lavoro sul femminismo legato alla linguistica, questa pratica ha un nome, si chiama sessismo indiretto, che va distinto dal sessismo esplicito o diretto (overt sexism and indirect sexism, in Language and Sexism, 2008).

Il sessismo esplicito può essere identificato facilmente, poiché si ricollega a tutte quelle pratiche linguistiche offensive nei confronti delle donne; si pensi, per esempio, a come certe parole assumano connotazioni differenti a seconda che siano usate al femminile o al maschile (zitella/scapolo), al fatto che quando si parla di donne se ne può precisare lo stato civile (signora/signorina), o all’uso del maschile in riferimento a professioni tradizionalmente svolte dagli uomini, anche quando sono svolte da donne (architetto, chirurgo, prefetto per architetta, chirurga, prefetta). È innegabile comunque che nell’ambito del sessismo esplicito si siano fatti molti progressi e che la situazione sia tuttora in corso di miglioramento. Ciò che è più allarmante invece è il cosiddetto sessismo indiretto, più difficile da individuare e quindi da contestare, molto spesso associato all’ironia e allo humour i quali diminuiscono o annullano la responsabilità dell’informazione, di frequente accompagnato da affermazioni quali “non vorrei apparire sessista, ma…”; esso viene espresso attraverso significati impliciti apparentemente innocui, che in realtà trasmettono ideologie di genere. Può rivelarsi difficile obiettare sull’umorismo sessista, poiché il risultato è spesso l’accusa di moralismo, di non possedere senso dell’umorismo o di prendere le affermazioni troppo alla lettera. Il sessismo indiretto è più insidioso, più pericoloso, proprio perché più difficile da contestare, e per questo motivo è importante renderlo esplicito.

Tornando a Giovanna Botteri mi chiedo quindi come sia possibile che Michelle Hunziker si ostini a sostenere che il servizio di Striscia la Notizia fosse mirato a contrastare gli attacchi fatti alla giornalista sui social, e addirittura afferma: “tutti parlano, ma secondo me non l’hanno nemmeno visto [il servizio]”, sottolineando l’importanza cruciale della frase conclusiva di Gerry Scotti: “Brava, brava Giovanna, vai avanti così nel tuo importante lavoro e non badare a chi sta a guardare il capello”. Il conduttore la rassicura e la incoraggia a continuare nel lavoro di corrispondente nel quale è “brava”, nonostante la sua immagine non sia perfettamente allineata ai canoni socialmente imposti e tanto cari a Michelle Hunziker che, pur essendo una donna, non fa che perpetuarli. E invece noi purtroppo lo abbiamo visto quel servizio, provando anche un certo imbarazzo in quel lunghissimo minuto e diciotto secondi.

La redazione di Striscia la Notizia sostiene con fermezza che parlare di body shaming in riferimento al servizio in questione sia assolutamente sbagliato, poiché non intendevano in nessun modo offendere Giovanna Botteri. Tutto questo è a mio avviso un esempio eclatante di sessismo indiretto, talmente palese che forse non sembra neanche più tanto indiretto.

È body shaming quando si deride qualcuno per il suo aspetto fisico, è sessismo quando questo “qualcuno” oggetto della derisione è una donna. È sessismo quando ci si sente autorizzati a commentare la pettinatura e l’abbigliamento di una donna che è un personaggio pubblico. Definire tali fenomeni col termine corretto costituisce un passo avanti nel riconoscimento del problema e, di conseguenza, nel suo superamento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...