Un’esperienza di didattica a distanza al tempo del coronavirus

di Dalila Manca

Quando il quattro marzo si vociferava su una probabile chiusura delle scuole, o meglio, un’interruzione della didattica in presenza, una parte di me era un po’ incredula, l’altra era pienamente cosciente del fatto che fosse una misura ampiamente necessaria.

E così, più o meno da un giorno all’altro, ci siamo ritrovati a casa con le giornate scandite non più dal suono della campanella, ma dall’ hashtag  #lascuolanonsiferma.

Io e miei colleghi ci siamo subito adoperati per caricare compiti, materiale e documenti nel registro elettronico che, per chi non lo sapesse, oggi non serve più solo per le note disciplinari o per segnare presenze e assenze, ma è uno strumento che ci permette di inviare link, video e approfondimenti ai nostri studenti, o messaggi alle famiglie in un’ottica del colloquio sempre e ovunque.

Nel giro di pochi giorni, grazie anche al contributo di colleghi stacanovisti, in alcune delle sedi in cui lavoro sono state attivate le Google Classroom di istituto, luoghi sicuri e autorizzati dalle famiglie, nei quali è possibile non solo condividere compiti e correggerli in totale comodità, ma anche iniziare le reali video lezioni attraverso quello strumento meraviglioso che è Google Meet.

In altre scuole, invece, si è proceduto molto più lentamente, le classi virtuali sono state attivate sì, ma con un mese di ritardo sulla piattaforma del registro elettronico, a prova del fatto che la DAD ci ha colto tutti un po’ impreparati.

Comunque, in un modo o nell’altro, la didattica a distanza è partita ovunque.

Poiché tendo sempre a concentrarmi sugli elementi positivi delle cose, vorrei iniziare la mia analisi partendo proprio da quelli. In primo luogo, non avrei mai pensato di dirlo, i miei ragazzi: loro hanno, chi più, chi meno, partecipato attivamente e con costanza a tutte le attività proposte, consegnando regolarmente i compiti e, dove possibile, partecipando alle lezioni online. Sicuramente le classi virtuali facilitano il passaggio delle soluzioni ai compiti tra compagni, ma in fondo devo ammettere che la presenza degli studenti ha dimostrato il loro interesse alla partecipazione, nonostante la situazione complessa, e questo non è un elemento da sottovalutare. È importante che gli studenti ci siano e che subito segnalino a noi docenti qualsiasi tipo di difficoltà o mancanza riscontrata, affinché noi ne possiamo tenere conto durante la valutazione. Viste le circostanze totalmente inusuali, quest’ultima deve ovviamente considerare non solo la partecipazione, ma soprattutto la comunicazione e la sua efficacia, capacità oggi imprescindibile per i nostri studenti. Per questo gli scambi di messaggi sui giga finiti, il computer impegnato o altri impedimenti di questo tipo, vengono molto apprezzati, perché la scuola è anche questo, ossia imparare a comunicare.

Dunque, tutto è bene quel che finisce bene, giusto?

In realtà non è proprio così.

Nonostante stia cercando di concentrarmi sui risvolti positivi, la situazione è lungi dall’essere, anche lontanamente, idilliaca.

La situazione reale delle famiglie è ben diversa da quella estremamente positiva che viene trasmessa attraverso i media e che ripete che la scuola non si è fermata. Lungi da me voler fare una critica al ministero, perché ritengo che le critiche per essere costruttive debbano includere contemporaneamente anche una parte propositiva, altrimenti è pura demagogia; però posso affermare che nelle realtà più o meno rurali nelle quali insegno, i ragazzi e le famiglie spesso non solo non hanno il computer, ma nemmeno un’adeguata connessione a internet. O magari l’unico computer presente in casa deve essere diviso tra genitori e figli. Inoltre ho potuto constatare che il problema dell’assenza di una connessione a internet domestica spesso non riguarda solo gli studenti, ma anche gli insegnanti stessi.

Un altro problema, a mio avviso, riguarda i corsi di formazione rivolti ai docenti, arrivati dopo due mesi di svolgimento di didattica a distanza, quando ormai ognuno di noi aveva avuto modo di fare pratica e adattarsi ai nuovi metodi di insegnamento.

Inoltre credo sia fondamentale sottolineare un fattore di estrema importanza ma di frequente sottovalutato: la cosiddetta “generazione Z” comprende le persone che si trovano in una fascia d’età cresciuta non col computer, ma con smartphone e tablet, e per questo motivo molto spesso gli studenti presentano grandi difficoltà nell’utilizzo degli strumenti necessari per seguire le lezioni o per fare i compiti.

Un ulteriore problema importante riguarda poi la privacy. Ebbene sì, perché ci dobbiamo veramente andare con i piedi di piombo, soprattutto con Meet, Zoom e Skype. Spesso e volentieri i docenti sono attanagliati dall’ansia e tormentati dalla domanda “webcam sì o webcam no?”. E questo non è un problema di poco conto.

Alla fine comunque noi tutti abbiamo fatto da apripista, e in realtà la così tanto criticata DAD presenta anche altri aspetti positivi. Tra questi ne vorrei elencare alcuni, con la speranza che possano continuare ad essere utilizzati e implementati anche al termine di questa emergenza. Mi riferisco, per esempio, ad esercizi interattivi su piattaforme come Kahoot,con cui i ragazzi possono rafforzare le proprie conoscenze sfidandosi tra di loro, oppure alle riproduzioni di video-lezioni interattive offerte dalle tantissime piattaforme digitali, o ancora alla possibilità di rendere i ragazzi i principali attori della classe e di farli cimentare nell’utilizzo di documenti e presentazioni digitali.

Senza ombra di dubbio, l’esperienza è stata nel complesso abbastanza positiva, in quanto ci ha permesso di esplorare nuove metodologie didattiche che in un ambiente tradizionale non sarebbe stato possibile sperimentare, e ha permesso ai ragazzi di poter apprendere e in alcuni casi accrescere le competenze digitali di cui oggi tanto si parla. Tutto ciò, in classe non sarebbe mai stato possibile in quanto non ci sono postazioni a disposizione per ciascun alunno e i pochi computer presenti sono spesso e volentieri obsoleti. Questa situazione ci ha semplicemente colti alla sprovvista, ma non credo sia stata del tutto negativa. Ovviamente la speranza è che a settembre si possa tornare in classe in piena sicurezza e senza troppe preoccupazioni perché ritengo sia sempre preferibile un contatto diretto con gli alunni a qualsiasi tipo di relazione mediata dallo schermo di un computer.

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...