Il dissenso sui social e la deriva dello shitstorm

di Marina Scroccu

Di recente ho avuto modo di conoscere meglio un fenomeno piuttosto inquietante, che probabilmente non si arriva a comprendere appieno finché non si vive in prima persona, perché coinvolge noi o qualcuno a noi vicino. Si tratta del cosiddetto shitstorm, parola che in inglese significa letteralmente “tempesta di merda”, si verifica online (per lo più sui social network), e indica una situazione nella quale qualcuno diventa bersaglio di una valanga di commenti negativi, spesso aggressivi e volgari, da parte di un cospicuo numero di utenti, che manifesta in questo modo il proprio dissenso nei confronti di ciò che la persona-bersaglio ha espresso.

Chiunque bazzichi un minimo i social avrà sicuramente, almeno una volta, assistito ad uno shitstorm, che spesso e volentieri colpisce anche personaggi di spicco (Michela Murgia è solo uno dei numerosi esempi).

Il mese scorso ho avuto modo di approfondire la questione perché su Facebook, in seguito alla pubblicazione di un post di critica contro lo spot pubblicitario sessista di un noto locale cagliaritano, una di noi di Rosebud ha ritrovato nel giro di poche ore 739 commenti, ricchi di insulti e aggressività. Per farla breve: il locale in questione ha pubblicizzato un panino per mezzo di un video con una pornoattrice (e fin qui, nessun problema). L’oggetto della critica è stato invece un altro: il fatto che il fulcro della pubblicità non fosse il panino – in quel momento simbolo di organo sessuale maschile – , bensì la rappresentazione stereotipata di un porno mainstream in cui tutto ruota attorno al piacere dell’uomo, mentre il corpo della donna viene per l’ennesima volta oggettificato secondo il modello di una società maschilista e radicata in un sistema patriarcale. Poiché noi ci battiamo quotidianamente contro queste problematiche, è stato abbastanza naturale scrivere un post di critica, ma la cosa non è stata ben vista da tante persone, che subito si son sentite in dovere di commentare, tirando fuori il peggio di sé (o almeno spero che quello fosse il peggio).

Leggendo tutti i commenti si può notare innanzi tutto che alcune frasi prevalgono: vai a cagare, non capisci un cazzo, stai zitta; insieme all’appellativo “bigotta” e all’affermazione che si tratti solo di invidia.

Ne riporterò alcuni, comprensivi di errori ortografici, indicando all’inizio se chi commenta è un maschio (M) o una femmina (F).

F: STAI ZITTA. E stacca il modem anziché scrivere queste cazzate

M: Invidiosa eh?

F: Tu che hai scritto il post…Ma vai a cagaree (faccina con occhiolino)

M: Bigotta. Gettati benzina sopra e incendiati (2 faccine che ridono)

M: Ma che ca**o dici?[…] Ci fosse qualcosa da boicottare sarebbe il tuo cervello, ma considerando il post ce lo siamo già beatamente giocato.

F: MA COSA STRACAZZO STAI DICENDO.

Queste persone non commentano in alcun modo il contenuto del post, e utilizzano aggressività e insulti per colpire chi scrive. Inoltre dimostrano di non aver compreso il messaggio, addirittura insinuando l’esistenza di sentimenti di gelosia nei confronti della pornoattrice protagonista della pubblicità. A dirla tutta, credo che uno dei problemi principali sia proprio la mancata comprensione del testo, poiché nella maggior parte dei casi il messaggio del post viene frainteso e si pensa che venga criticata la pornoattrice in quanto tale, mentre l’oggetto della critica era la riproduzione di uno standard di film porno maschiocentrico e sessista.

In altri casi si dà un’interpretazione tutta propria, e a questo punto viene spontaneo chiedersi se il post sia stato effettivamente letto:

F: Che palle con questo femminismo! Ma l’hai capito che alle donne piace piacere ai maschietti e trasmettere porcaggine? Ancora a pensare che le donne sono sante e bisogna per forza considerarle esseri celestiali? Ma ti sei vista in giro?!

Numerosissimi gli episodi di mansplaining (in italiano minchiarimento), che avviene quando un uomo, con atteggiamento paternalistico, si sofferma a dare spiegazioni su un determinato argomento ad una donna, che in quanto donna non può capire certe cose. In questo caso le spiegazioni riguardano spesso il marketing, incomprensibile a noi femmine dedite ai lavori domestici o, come suggerisce il commentatore qui sotto, addirittura all’uncinetto!

M: continui a fare uncinetto e nn pubblichi post su fb la direzione ringrazia

Non mancano poi gli insulti a sfondo sessuale, le persone che sostengono che chiunque abbia idee femministe sia solo una povera zitella a cui farebbe bene avere rapporti (eterosessuali, sia chiaro):

M: E fattela una trombata invece che scrivere sto papiro di minchiate da moralista sfigata (faccina con occhiolino) impiega meglio il tuo tempo.

M: Compratele un Calippo aiuta !

Ricorre anche il tipo di commento nel quale si sostiene che la persona che ha scritto il post non abbia niente di meglio da fare, sia “pesante”, non capisca nulla:

M: Ma boicotta cosa? Ma veramente siete così annoiati e depressi in casa, che non avete argomenti e rompete le scatole su tutto?

F: devono sempre dire la loro, anche quando non capiscono nulla.

M: ma perché non elimina il suo profilo al posto di scrivere queste cazzate? Che pesantezza dai!

C’è chi, pensando forse di apparire intellettuale, allega il link della definizione della parola “pesantezza” sul dizionario Treccani, e chi si lancia in immancabili insulti omofobi:

F: Ciucciapatate arcilesbica? Sì.

Ma le offese dirette non sono peggio di quelle velate, che si manifestano per lo più attraverso il cosiddetto effetto Dunning-Kruger, un fenomeno per il quale le persone che meno conoscono un argomento sono le più convinte di conoscerlo al meglio. Un po’ come il “so di non sapere” di Socrate al contrario. Ed ecco che tutti e tutte sono esperti di marketing, di femminismo, di gender studies e così via. E sminuiscono e ridicolizzano coloro che conoscono gli argomenti.

Mi sono spesso chiesta quale possa essere il modo migliore per intervenire nelle valanghe di commenti durante uno shitstorm. La maggior parte delle volte in realtà mi chiedo se valga la pena farlo, perché infilarsi tra un’orda di utenti aggressivi e supponenti non è per niente semplice, richiede molta calma, pazienza, e anche un sano distacco che permetta di rispondere senza perdere completamente le staffe. Interessante a questo proposito il consiglio della sociolinguista Vera Gheno:

[…] non rispondiamo a tono a una provocazione o a un’offesa, ma rimaniamo sull’argomento, controbattendo con dati, informazioni, link, fonti attendibili, senza cedere all’istinto omicida, se così vogliamo chiamarlo. Il dissenziente scomposto probabilmente non cambierà idea; in compenso, il clima generale della discussione sarà differente, perché le persone apprezzeranno la pacatezza.[1]

Sicuramente la pacatezza è la via migliore, ma non è semplice da mantenere, soprattutto quando ci si ritrova a scambiare commenti con persone – maschi e femmine senza distinzione – che nel XXI secolo sono ancora portatori e portatrici di una visione del mondo talmente sessista e maschiocentrica da far rabbrividire.

M: e tu va a pulire i cessi insieme a quelle come te, almeno potrete fare qualcosa di utile.

Sorge spontaneo pensare alle parole di Umberto Eco, per cui mi chiedo se stia davvero avendo luogo quella che lui definì “l’invasione degli imbecilli”. Forse non sarà una vera e propria invasione, e il fatto che le persone possano esprimersi attraverso i social network non è di per sé una cosa negativa. Ciò che è negativo è la violenza, l’aggressività, la convinzione di poter insultare e offendere senza porsi alcun problema, l’arroganza. Poi c’è il sessismo, ancora così tanto radicato. E anche quella sicurezza data dal trovarsi davanti ad uno schermo e non davanti ad un altro essere umano, che troppo spesso fa pensare alle persone di poter mancare di rispetto a chiunque. Il fenomeno dello shitstorm è un insieme di elementi allarmanti, si tratta di una vera e propria aggressione online, ed è bene non sottovalutarlo. Quando capita di assistervi, anche quando non riusciamo a commentare per controbattere, una cosa molto utile che si può fare è segnalare tutti i commenti volgari, offensivi e aggressivi. Sembra poco, ma è un importante contributo, per far capire che la violenza non è mai la strada giusta da percorrere, tantomeno per affermare le proprie convinzioni.

[1] Vera Gheno, femminili singolari. Il femminismo è nelle parole, 2019, effequ

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...