Quale attesa? mi chiedi

di Alessandra Contu

È l’attesa.

Ma quale attesa?

Quella in cui conto i giorni in cui resto ciò che sono.

In cui i cambiamenti non lasciano che intervalli spenti.

Quale attesa? mi chiedi

Quella in cui le ore statiche manifestano la mia inadeguatezza.

In cui pur dimenandomi la coordinazione manca,

e il mio corpo rimane immobile.

Un peso che si finge morto.

È la finzione.

Ma quale finzione?

Quella che nasconde sotto l’apatia una volontà instancabile.

Tenendola in vita, ma lontana dagli occhi di tutti.

Quale finzione? mi chiedi

Quella che ricopre come muschio la superficie di ogni cosa.

Che limita loro di respirare, di attingere all’aria

necessaria perché si affannino.

Flebili sospiri ne sbiadiscono l’essenza.

È l’essenza.

Ma quale essenza?

Quella così sottile da cogliere, così persa nelle percezioni erronee.

Galleggia in oceani sconfinati di significati dimenticati.

Quale essenza? mi chiedi

Quella abbandonata, a favore di una maschera.

Così variopinta e accogliente, avvolge i sensi scoperti

proteggendoli dalla trasparenza.

E intanto sotto lembi di pelle marcia.

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