Ricostruire una poetessa: lettere e poesie d’amore di Emily Dickinson

di Marina Scroccu

Nel 2018 esce negli Stati Uniti il film Wild Nights with Emily, una commedia biografica scritta e diretta da Madeleine Olnek, che racconta la vita di Emily Dickinson, poetessa statunitense vissuta nell’Ottocento, una tra le più importanti figure letterarie dell’epoca, tutt’ora considerata una tra i maggiori esponenti della poesia moderna.

Quando si studia Emily Dickinson, o si legge di lei, ci si ritrova davanti alla descrizione di un personaggio strano, a volte quasi inquietante. Nata nel 1830 ad Amherst, Massachussetts, mostra fin da giovanissima uno spirito dotato di forte indipendenza, una spiccata intelligenza, e uno stile personale particolare e innovativo. Prende apertamente le distanze da ogni religione costituita – posizione non semplice da assumere per una donna al tempo – , si dedica allo studio nonostante l’iniziale riluttanza del padre, si isola nella casa di famiglia e poi nella sua stanza, dove, nel corso della vita, scrive quasi 1800 poesie e numerose lettere. Dal 1858 scrive una media di 80 poesie all’anno, e nel 1862 arriva a 365. Ciò che viene sempre sottolineato nelle sue biografie è la scelta dell’isolamento, la reclusione, la decisione di vestire sempre e solo di bianco, il rifiuto del matrimonio. Spesso per descriverla viene usata la parola “zitella”, certo non carica di connotazioni positive. Affronta costantemente il tema della morte, e anche questo contribuisce a quelle descrizioni di lei come una donna stravagante e fuori dalla consuetudine.

Il film di Olnek Wild Nights with Emily racconta la vita di Emily Dickinson presentando il personaggio da un punto di vista completamente diverso, partendo da uno studio pubblicato sul New York Times nel 1998, che permette una svolta nell’interpretazione della poetessa: grazie all’utilizzo di nuove tecnologie per l’analisi dei suoi scritti, è stato possibile dimostrare che un nome in particolare era stato cancellato da innumerevoli lettere prima della loro pubblicazione: Susan. Susan Gilbert Dickinson era la cognata di Emily, moglie del fratello Austin. Neanche la critica più conservatrice nega che tra le due donne esistesse un legame particolarmente forte. Più difficile però è sempre stato ammettere che il legame fosse di natura amorosa. Certo è che, rileggendo le sue poesie tenendo in considerazione quel nome così tanto presente che era stato cancellato dalle lettere, tutto assume un altro significato, e si prospetta un’immagine di una donna innamorata di un’altra donna, alla quale indirizza un enorme quantitativo di lettere, e per la quale scrive numerose poesie.

La prima studiosa che suggerì il carattere omoerotico delle opere di Dickinson fu Rebecca Patterson nel 1951, ma le sue teorie furono stroncate duramente. Prevaleva l’interpretazione secondo la quale il rapporto tra Emily e Susan fosse una forte amicizia, uno di quegli intensi legami femminili tipici dell’omosocialità dell’età vittoriana. Tuttavia, non è solo il nome di Susan cancellato dalle lettere (probabilmente per mano di Mabel Todd, la sua prima redattrice) che induce ad una riflessione sul rapporto tra le due donne. Rilevanti, per esempio, sono le numerose modifiche apportate alle lettere da Martha Dickinson Bianchi, figlia di Susan ed Austin, nipote di Emily e sua biografa: tali modifiche, con tanto di tagli e omissioni, non sembrano essere state effettuate per alleggerire i testi o per problemi di lunghezza, poiché al confronto tra il testo modificato e quello originale, ciò che salta all’occhio è piuttosto il tentativo di nascondere la vera natura del rapporto tra Emily e Susan. Per esempio nella Lettera 88, Emily scrive a Susan a proposito del suo diario:

I want you to get it bound – at my expense – Susie – so when he takes you from me, to live in his new home, I may have some of you.

La versione proposta da Bianchi:

I want you to get it bound at my expense, Susie, so when he takes you to live in his new home I may have some of you.

In pratica la modifica consiste nel trasformare la frase “quando lui ti porterà via da me, a vivere nella sua nuova casa” in “quando lui ti porterà a vivere nella sua nuova casa”. Questo è solo uno, ma sono numerosi gli esempi che suggeriscono che Bianchi fosse a conoscenza del tipo di rapporto esistente tra sua madre e sua zia, e stesse cercando a tutti gli effetti di nasconderlo.

Un altro fatto importante è la totale assenza di corrispondenza nel periodo tra l’estate del 1856 e l’estate del 1858. Due anni di silenzio per Dickinson, che hanno avuto inizio proprio in seguito al matrimonio tra Susan e Austin. E in questo periodo viene collocato da John Cody, nel libro After great pain; the inner life of Emily Dickinson, l’esaurimento nervoso della poetessa. Non è possibile affermare con certezza che ciò sia avvenuto, ma senza dubbio è strano che non si sappia niente della vita di Dickinson in quei due anni, data la presenza di scritti da quando aveva circa sedici anni.

Da appassionata di letteratura americana e amante delle poesie di Emily Dickinson, devo ammettere che solo dopo aver visto il film di Olnek ho approfondito le mie conoscenze su questo argomento e non con poca difficoltà, perché il tema è spesso assente dai classici manuali di letteratura. Mentre è più comprensibile la censura di determinati argomenti in età Vittoriana, epoca in cui anche per il fatto di essere donna, Emily Dickinson non riuscì ad avere il minimo successo finché in vita, stupisce maggiormente il silenzio su questo tema ai giorni nostri. Una chiave interpretativa come questa fa sì che la figura di Emily Dickinson possa essere vista in maniera differente, non per forza solo come la donna che ha passato la vita nella sua camera a scrivere, ma magari, per esempio, come la donna che per tutta la vita ha amato un’altra donna. La certezza assoluta non ci sarà mai, ma adottare prospettive di analisi differenti non può che essere un arricchimento quando si studia. Per la poesia che segue, ricordo a chi legge che la traduzione in italiano, per incompatibilità linguistiche, non può essere precisa sull’aggettivo possessivo her: suo di lei. Borges disse che “ogni poesia è misteriosa”, e le poesie di Emily Dickinson lo sono particolarmente, di quella bellezza nascosta pronta a esplodere negli attimi fuggenti in cui durano le parole.

Her breast is fit for pearls,                             Il suo petto è fatto per le perle,

But I was not a “Diver”-                                  Ma io non sono un “Tuffatore”-

Her brow is fit for thrones                             La sua fronte è fatta per i troni

But I have not a crest.                                     Ma io non ho una corona.

Her heart is fit for home–                                Il suo cuore è fatto per il focolare

I-a Sparrow-build there                                  Io –un passero- costruisco là

Sweet of twigs and twine                               Leggiadro di rametti e intrecci

My perennial nest.                                           Il mio nido perenne.

Traduzione di G. Ierolli

Lillian Faderman, Emily Dickinson’s Letters to Sue Gilbert, 1977,http://www.jstor.com/stable/25088726

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