La legge contro l’omolesbobitransfobia e chi vi si oppone

di Teresa Rettig

Per questo numero di Rosebud avrei voluto scrivere un articolo esplicativo sul ddl Zan di cui, lo scorso 4 novembre, sono stati approvati i primi  5 articoli, più le definizioni, alla camera; ma mentre facevo ricerche in rete mi sono imbattuta in una valanga di articoli, post e addirittura in una lettera indirizzata a firmatari/e del ddl:  alcune  motivazioni di questi documenti – che si opponevano in toto alla legge contro l’omolesbobitransfobia, erano talmente assurde che non sono riuscita ad ignorarle.

Se in origine la mia idea era quella di analizzare in modo oggettivo il disegno di legge, articolo per articolo, e spiegarlo (poiché molti articoli modificano leggi preesistenti e, se non si leggono le suddette leggi, non è immediato comprendere cosa effettivamente si propone), lo scopo di questo pezzo è cambiato e si divide tra l’illustrazione del ddl e l’analisi dei movimenti che gli si oppongono.

Il ddl Zan in breve

Definizioni – Si chiariscono le definizioni dei termini sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere.

Art 1 – Modifica l’articolo 604-bis del codice penale che indica quali sono le pene per chi propaganda idee fondate sull’odio razziale, etnico, religioso e  per chi istiga a propagandare tali idee, o a commettere reati ad esse legati. Come viene modificato l’articolo? Semplicemente al termine “religioso” segue oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Vieta, inoltre, ogni associazione, organizzazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere  o sulla disabilità.

Art 2 – Modifica l’articolo 604 ter del codice penale che prevede una pena aumentata fino alla metà per reati commessi per finalità  di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità.

Art 3 –  Pluralismo delle idee e libertà delle scelte. Che significa che ognuno può avere la propria opinione e le proprie libertà purché non determinino il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

Art 4modifica il Decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 nel quale si prevede la possibilità di una o più sanzioni accessorie per i reati riportati dagli articoli 604-bis e -ter. Ovvero: – obbligo  di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità; – obbligo di rientrare nella propria abitazione entro un determinato orario e di non uscirne prima di un orario predeterminato; – divieto di partecipare ad attività di propaganda elettorale.

Per quanto riguarda l’oggetto dell’attività non retribuita si può intendere lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli stranieri o a favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale.

Art 5 – modifica l’art. 90-quater del Codice di procedura penale che stabilisce che la condizione di vulnerabilità della persona offesa si desume, oltre che dall’età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, anche dal tipo di reato e dalle circostanze, ovvero, si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale o fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Chi si oppone

Alla camera, il 4 novembre, dopo la votazione di questi articoli, che si è conclusa con 265 voti a favore, 193 contrari e un’astensione, è seguito un applauso della maggioranza mentre gli esponenti di Fratelli d’Italia si sono alzati in piedi indossando un bavaglio. A queste rimostranze si è aggiunta quella della Lega, i cui esponenti hanno tirato fuori dei cartelli e gridato in coro “Libertà, libertà”. In tanti sostengono infatti che il ddl Zan sia una legge liberticida poiché il fatto di introdurre un reato di omotransfobia non permetterebbe più loro di avere delle opinioni e di esporle “liberamente”. Tali critiche non hanno neanche un fondo di verità: il disegno di legge è molto chiaro e nulla lascia pensare che non ci si possa più esprimere.  Se con le proprie opinioni si istiga all’odio, alla violenza e alla discriminazione e vengono veicolati messaggi pericolosi, allora parlare di libertà in senso lato diventa demagogico e populista.

Su Famiglia Cristiana si afferma che il semplice fatto di inserire un articolo per tutelare il pluralismo delle opinioni (vedi art. 3) sia di per sé un’ammissione del pericolo che queste libertà vengano a mancare. Non viene preso in considerazione, per esempio, che quell’articolo potrebbe essere stato aggiunto proprio perché da tempo gli oppositori si riferiscono al Ddl Zan con i termini legge liberticida o legge bavaglio.

Tra le tante persone portatrici di questa ideologia sorgono allora domande come “Sono omofobo se dico che un bambino ha diritto a una mamma e a un papà?” Vi rispondo io: Sì. Eppure  non vi arresteranno per questo.

Ovviamente non si è fatta attendere anche un’ondata di benaltrismo, ovvero un espediente retorico che consiste nell’eludere un tema o un problema, adducendo l’esistenza di problematiche più impellenti. Il Giornale ad esempio, il 5 novembre titola: Esultano per legge sui trans mentre blindano l’Italia. E l’articolo inizia proprio sostenendo che mentre il Paese muore per lockdown, la sinistra festeggia l’ok al ddl Zan.

Un’altra lettura riguardante il ddl che mi ha lasciata quantomeno turbata è stata la lettera aperta di un gruppo di sedicenti femministe nel blog Che Libertà (potete leggerla qui: http://www.cheliberta.it/2020/06/11/ddl-omotransfobia-il-sesso-non-si-cancella/), preoccupate invece dell’introduzione della definizione di identità di genere (vedi definizioni). La lettera è indirizzata a firmatarie/i del ddl Zan e chiede che si ripensi appunto all’uso di “identità di genere” per la carica di intolleranza e discriminazione contenuta nella formula […] nei confronti delle donne. Seguono poi vari esempi per dimostrare che le donne vengono discriminate quando sostengono che le donne trans non siano vere donne; sono ormai tristemente noti i casi di transfobia di J.K.Rowling e ArciLesbica Nazionale. Rimane a questo punto da chiedersi se queste attiviste, le quali portano orgogliosamente sulle spalle la loro personale definizione di femminismo, si rendano effettivamente conto della pericolosità delle loro ideologie. Rimane da chiedersi anche come mai sia ancora così importante sapere che cosa ha una persona in mezzo alle gambe, perché le donne trans non dovrebbero avere accesso a cariche istituzionali attraverso le quote riservate alle donne;  ma soprattutto come si faccia a definirsi femministe e poi perpetrare discriminazioni continue sulla base di questioni biologiche.

In tutti gli articoli che si oppongono alla legge contro l’omobitransfobia ci si riferisce spesso allindottrinamento gender nelle scuole. Qui si fa riferimento a uno degli articoli che ancora non è passato alla camera e che dunque non ho riportato. Si tratta dell’articolo volto a istituire la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, che prevede l’organizzazione di incontri, cerimonie e altre iniziative; a questa giornata sarebbe prevista la partecipazione anche da parte di amministrazioni pubbliche e scuole, per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione e per contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Se finalmente si parlasse di questi argomenti nelle scuole si sensibilizzerebbero * giovani su queste tematiche, si aiuterebbero i ragazzi e le ragazze che magari hanno dei dubbi sulla loro sessualità, sulla loro identità di genere, a sentirsi meno divers* da* altr*, meno sbagliat*. Si aiuterebbero le persone a capire, finalmente e una volta per tutte, che non c’è nulla di sbagliato o strano nell’essere gay, lesbiche, bisessuali, trans, intersessuali, queer.  Gli episodi di bullismo legati alla piaga dell’omolesbobitransfobia ne risulterebbero certamente indeboliti, perché lo stigma diventerebbe via via meno pressante sull’identità della persona.

Sarebbe bello, no? Invece si parla solo di voler indottrinare i bambini. Lo psichiatra Alessandro Meluzzi, intervistato da Pro Vita & Famiglia (https://www.provitaefamiglia.it/blog/ddl-zan-meluzzi-genitori-attenti-gravissimi-pericoli-per-i-figli), arriva addirittura a dipingere uno scenario distopico in cui i genitori che si opporranno all’insegnamento dell’ideologia gender verranno portati via in manette e i loro figli affidati a comunità LGBT, quindi i genitori dovranno decidere tra far mettere le mutande rosa e le culotte da bambini ai loro figli maschi e far vestire da soldato le loro figlie femmine, per educarli da transgender o, altrimenti, il destino sarà il carcere per loro e la comunità per i figli. Sono parole deliranti che acquistano maggiore gravità se si pensa che sono state dette da uno psichiatra; parole volte a creare terrore tra le persone in modo che si ribellino a una legge il cui unico scopo è quello di inserire l’aggravante dell’odio e della discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità e cercare di sensibilizzare le persone su queste tematiche.

Non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio davanti a affermazioni del genere che non hanno nessun rispetto verso gli altri e che continuano a spingere il nostro Paese verso derive omofobe, bigotte e discriminanti.

E come dice Cirinnà: Non si è mai liberi di odiare.

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