Dodici storie per un anno

di Anna Cadoni

1. L’estate australiana è stata calda, di un caldo record in questo gennaio tra i più caldi di sempre. A gennaio gli incendi, che hanno riguardato quasi interamente il Nuovo Galles del Sud e che sono stati spenti completamente solo alcuni mesi dopo, hanno  distrutto una superficie maggiore di quella dell’Islanda e hanno causato la morte di più di un miliardo di animali. I fenomeni della crisi climatica e del surriscaldamento globale hanno conseguenze particolarmente disastrose in alcune parti del pianeta: in Australia numerosi studiosi del clima hanno dato per certo che il ritardo nella stagione dei monsoni e i venti secchi saranno sempre più frequenti nelle regioni già martoriate dagli incendi dell’anno passato, e che i comportamenti irresponsabili dell’essere umano hanno un impatto sempre più decisivo sulle condizioni drammaticamente instabili del clima. Le emissioni di CO2, l’abbattimento delle foreste, l’allevamento del bestiame e l’utilizzo dei fertilizzanti sono indubbiamente alla base del vertiginoso aumento della temperatura terrestre. A volte, tra un negazionismo e l’altro, ci dimentichiamo di quanto siamo tuttə responsabili delle nostre azioni, e di quanto ogni nostra scelta influenzi profondamente le persone che ci stanno vicine e quelle che non vedremo mai, gli animali, i mari, gli oceani, le foreste, le valli, i ghiacciai. A volte, ricordarci quanto ogni piccola scelta conti, serve.  

2. Il Festival della canzone italiana non ha mai avuto il primato nella rappresentazione femminile, ma quello dello scorso febbraio in particolare me lo ricorderò per le parole “bellissima” e “un passo indietro”, che descrivono, secondo una buona fetta della società italiana e non solo, le qualità principali della donna/angelo del focolare; bella, bellissima, ma comunque sempre discreta, pronta a dare la propria identità e a sacrificare le proprie esperienze per far splendere la luce del suo uomo. Vorrei poter dire che Sanremo 2020 ha viaggiato nel tempo e ha recuperato i migliori valori degli Anni 50 tra cui la mascolinità tossica, la mortificazione della donna indipendente, gli stereotipi sui ruoli di genere; ma Sanremo 2020 è stato perfetto per il 2020, perché tutti questi valori fanno ancora l’Italia di oggi.

3. Poco dopo la mezzanotte del 13 marzo tre agenti della polizia locale di Louisville, Kentucky, hanno fatto irruzione nella casa di Breonna Taylor senza un mandato di perquisizione. Hanno sfondato la porta, sparato alla cieca e ucciso Taylor con otto colpi d’arma da fuoco. Breonna Taylor era una donna, era nera e lavorava nei servizi d’emergenza ospedaliera. Breonna Taylor aveva un fidanzato, una casa, un lavoro e aveva una vita. Breonna Taylor aveva 26 anni ed è stata uccisa nel suo letto dalla polizia che cercava – e non ha mai trovato – sostanze stupefacenti. I suoi carnefici sono stati licenziati e le irruzioni non annunciate nelle abitazioni private sono state rese illegali nella città del Kentucky. Di Breonna Taylor rimane un nome, da dire, ridire, ricordare, imparare.

4. Il 25 aprile l’Italia era in quarantena da un mese e mezzo e Bella Ciao risuonava nel cortile della mia casa di Roma. Come tutte le manifestazioni che sarebbero dovute svolgersi in quel periodo che ora sembra lontano anni, anche quella è stata una manifestazione personale, chiusa tra le quattro mura. Del 25 aprile di tutti gli anni è rimasto il ricordo delle bandiere rosse per strada, dei fiori tra i capelli, del vino e dei libri, delle canzoni, della polizia sempre dall’altra parte, della volontà di studiare e di istruirci per usare tutta la nostra intelligenza, di non dimenticarci di essere partigianə oggi.

5. Il 9 maggio il cuore di tuttə noi si è alleggerito un po’, perché di Silvia Romano si sperava la liberazione per un lunghissimo anno e mezzo, e vederla scendere dall’aereo in quel giorno di primavera è stata la prima cosa bella dall’inizio della nostra vita privilegiata di occidentali chiusə in casa da due mesi. Silvia Romano è stata liberata, ma al suo ritorno a casa l’attendeva un comitato di accoglienza tutto italiano. Già durante la sua prigionia, a Silvia Romano erano state dedicate alcune delle più acute osservazioni politiche degli ultimi anni; chissà quanto tempo passerà prima che le parole del maschiobiancoeterobasic Gramellini vengano dimenticate. Aveva descritto la volontaria alla fine del 2018 come una “Cappuccetto Rosso” con “smanie d’altruismo”, allineandosi impeccabilmente alla modalità con cui una donna viene delegittimata, sminuita e rimessa al suo posto dall’uomo razionale di turno. E intanto Silvia Romano è libera, e altrə non lo saranno mai.

6. Non si può dare la colpa a chi non ha sentito parlare di Sarah Hegazi, che il 14 giugno ha preso la decisione di porre fine al suo inguaribile dolore. Sarah Hegazi era “super comunista, super gay e super femminista”. È bello quando si riesce a dare il nome giusto alle cose, e Sarah Hegazi c’era riuscita. Aveva sventolato la bandiera LGBTQIA+ a un concerto dei Mashrou’ Leil  al Cairo nel 2017 e la foto che la ritraeva è stata la prova sufficiente all’accusa di sovversione e propaganda. Dopo tre mesi di torture, stupri e abusi fisici e psicologici, Sarah Hegazi è stata liberata ma quello che il regime egiziano aveva fatto al suo corpo e alla sua mente ha causato danni irreparabili. Sarah Hegazi è solo una delle tante e dei tanti prigionierə politicə che la dittatura guidata da al-Sisi ha provato a reprimere con la violenza delle carceri. Ricordiamocelo tuttə il nome di Sarah Hegazi, lo studieranno un giorno quellə che vorranno conoscere l’egiziana super comunista, super gay e super femminista.

7. Mario Paciolla aveva 33 anni, collaborava con l’Onu in Colombia e indagava sulle brutalità perpetrate dalle forze militari del paese. Dopo un lungo periodo in cui temeva per la sua incolumità a seguito di minacce al punto da richiedere il trasferimento altrove, il 15 luglio è stato trovato morto nella sua casa di San Vicente de Caguan e dichiarato suicida dalle autorità locali. Il caso, archiviato in Colombia, è stato aperto dalla Procura di Roma. La morte di Mario Paciolla è passata e continua ancora in un silenzio assordante e imbarazzante delle istituzioni; solo qualche quotidiano, timidamente, ha provato a portare avanti la lotta di parenti, colleghə e delle amiche e degli amici per avere giustizia e verità riguardo a quello che è successo davvero.

8. L’esplosione che ha colpito il porto di Beirut il 4 agosto è stata una delle più devastanti della storia; è stato calcolato che la sua forza era paragonabile a un ventesimo della bomba atomica sganciata  sulla città di Hiroshima al termine della seconda guerra mondiale. È stato immediatamente dichiarato lo stato di emergenza, davanti al disastro che ha causato quasi 200 vittime e ferito circa 7000 persone. Qualche giorno dopo, quando le notizie sul Libano diventavano sempre di meno, lasciando il posto a eventi più vicini a noi,  ho riflettuto sul dolore degli altri, sul dolore che conta, su quello che vediamo passare davanti a noi e che non ci tocca, e sul dolore che invece pensiamo sia universale perché riguarda solo noi.

9. Nethanyahu ha chiamato gli attacchi alla Siria “difesa attiva”, volta cioè a difendere Israele attraverso l’attacco preventivo. Nella notte del 2 settembre un raid ha causato undici morti; ma ormai è abituato, il popolo Siriano. È abituato il popolo palestinese all’embargo israeliano alla Striscia di Gaza. È passato poco più di un anno da quando un’inchiesta dell’Onu ha decretato che Israele ha compiuto crimini contro l’umanità a Gaza due anni fa, accuse che lo stato illegale ha prontamente respinto. Non passa giorno senza che Israele continui a perpetrare crimini nello stato occupato in maniera illegittimo, sotto gli occhi complici del mondo occidentale.

10. Nel 1993 la Polonia ha autorizzato l’aborto in caso di pericolo di vita per la madre, di malformazione del feto o nel caso di stupro. Il partito conservatore ha proposto e si è battuto negli ultimi anni per la cancellazione totale del diritto all’aborto, scatenando la rabbia del popolo e in particolare delle donne, prime vittime delle decisioni anticostituzionali e patriarcali che minano la libertà di scelta individuale. Lo scorso novembre si sono tenute le manifestazioni più imponenti da quando il partito di destra Diritto e Giustizia è salito al potere nel 2015. Le proteste hanno messo in luce il dissenso popolare riguardo una così importante questione di diritti fondamentali quali il diritto a un aborto legale, sicuro e gratuito. Ad oggi si stima che tra le 100 e le 200 mila donne polacche ogni anno ricorrono all’interruzione di gravidanza in maniera illegale.

11. Nella giornata dell’11 novembre un’imbarcazione nel Mediterraneo contenente 100 esseri umani è naufragata davanti agli occhi dei soccorritori della Open Arms, l’unica nave non bloccata dai fermi amministrativi. Sono morti quasi tutti, quegli esseri umani. Le persone nel 2020 hanno continuato a morire nel Mediterraneo, sulle coste e in mare aperto, nell’indifferenza totale degli stati europei. Nel mentre, populismi e nuovi fascismi accusavano i migranti delle proprie disgrazie e lamentavano i porti aperti e le frontiere chiuse a causa del Covid-19. E come sempre, le vite umane son rimaste in mezzo, nel mare.

12. Quanto sarà stanco, Patrick Zaki, in questo suo decimo mese di detenzione. L’ha visto sua madre, pochi giorni fa, dopo che per lo studente e attivista sono stati rinnovati altri 45 giorni di custodia cautelare. Patrick Zaki questo nuovo anno lo inizierà in una cella in cui continua a indebolirsi, a perdere la speranza che le accuse inesistenti vengano impugnate e che possa ritrovare la libertà. Patrick Zaki è un prigioniero politico, un prigioniero di coscienza e come tante altre persone è pericoloso, è sovversivo e fa paura perché per Patrick Zaki i diritti umani contano. Se il 2021 porterà anche solo la libertà di Patrick Zaki, sarà un anno migliore di questo.

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