L’intervista

di Savina Tamborini

Ci hanno messo l’una di fronte all’altro, con i faretti puntati in faccia. La sedia è scomoda e sono seduta in pizzo, impettita nel mio nuovo completino rosso e nero. 
Bosso Ganzoni è vestito di viola. La costumista gli sistema il papillon bianco. Ganzoni sbuffa, agita la testa, i nostri sguardi si incrociano. Storce le labbra, apre la bocca e mostra i denti. Già so che vorrà farmi passare per scema. 
Il pubblico si accomoda, le luci si abbassano. Ombre di sagome popolano lo studio. Ganzoni mi fissa. «Onorevole Lamborghini, Lei è un’illustre femminista, è autrice di libri sui diritti delle donne, ha vinto cause che tutti ritenevano perse...».
La regia mostra immagini di repertorio dove giovanissima, con i capelli corti, facevo il segno della figa rivolto al cielo. Quanto ero bella! Proiettano anche foto più recenti di una manifestazione dove sono accanto alle prostitute per dare loro dignità e obbligare i clienti a pagare i contributi. I capelli lisciati mi stanno proprio bene! 
Al comando le ombre applaudono e partono fischi acuti e sgradevoli. Ganzoni li lascia sfogare. Alza una mano e li blocca. «Però, onorevole, questo contraddice quel che è successo». Prende aria e guarda il gobbo. «Venerdì. 18 settembre. Ore 21.00. Pizzeria…». 
Lo sapevo che prima o poi questo stronzo mi avrebbe messa all’angolo. Le elezioni sono alle porte, il pubblico è in silenzio e pretende una spiegazione. Lo odio e odio queste cazzo di luci addosso. Il viso mi brucia, la pelle si infiamma. Il sudore mi scende dalla fronte. Fortuna che non sono tinta. 
La regia proietta la copertina di Novello 2021. Mi nascondo il viso con una mano, sbircio. Ganzoni si alza in piedi. “Lamborghini perde le staffe e dà della troia alla sua compagna”.
Si risiede e fa un ghigno che non lascia più speranza. È lampadato, animalesco e smettila di strofinarti gli occhi, coglione!
Ganzoni si fa ombra con la mano sulla fronte, batte i pugni sulle gambe e si gira in camera. «E come potete vedere, ha persino rovesciato il bicchiere di vino rosso addosso alla poverina. Vedete la macchia sulla camicetta bianca immacolata? Vede onorevole, quella macchia non andrà più via».
Le ombre, deluse, mormorano.
Ho il viso bagnato. Mi danno dei Kleenex. Mi asciugo e appallottolo. Ho il grembo pieno di pallottoline di fazzoletti. Ganzoni ghigna e sputacchia. La saliva gli si appiccica agli angoli della bocca, ha i canini in fuori e gli si ingrossano le vene sul collo. Lo stronzo è famoso, fa audience, ha mirato bene e mi ha colpita duro. Mi punta il dito. «Onorevole Lamborghini, adesso le lascio la parola e vediamo, se a questo punto, ci viene ancora a fare la lezioncina. Sono proprio curioso». E sbotta in una risata stridula. 
Ho fatto una cazzata, ho sbagliato, ma giù le zampacce pelose dal femminismo. Le ombre in sala sono in attesa, i telespettatori anche, la nazione intera esige una risposta. La posta in gioco è alta, anzi altissima, sudo e pure tanto. «È ovvio che il femminismo è indispensabile perché il mondo sia migliore. Le donne hanno sempre dovuto lottare per i propri diritti, gli uomini no. Le donne guadagnano meno degli uomini e in Polonia, per contrastare l’abominevole legge contro l’aborto, le donne sono scese in piazza e ancora oggi stanno lottando. Il femminismo fa bene alle donne e agli uomini, fa bene a tutta la società...». 
Il sudore è inarrestabile, mi cola acqua densa di eyeliner, fondotinta e rossetto. Le guance si squagliano e gli occhi, fuori dalle orbite, rotolano in quella melma. Mi sciolgo pezzo dopo pezzo fino a dissolvermi sul pavimento. C’è solo una pozza di cera fumante ancora calda. Ma i miei occhi sono lì, Ganzoni non si trattiene e si spancia dalle risate. Il cretino si ribalta dalla sedia, batte la testa e si spezza il collo. Mi vien da ridere ma non ho più la bocca. 
Il suo corpo inerme è riverso vicino a me, dal taschino schizza fuori un piccolo pipistrello che sbatte impazzito per tutto lo studio. La gente strilla, moltə si abbassano e si coprono la testa, altrə non vedono dove vanno e si scontrano. Le luci si alzano, le ombre svaniscono e le telecamere si spengono. 
Savina Tamborini, autrice
Vive e insegna a Stoccolma. Laureata in lingue e letterature straniere. Ha studiato scrittura con Lidia Ravera, Valeria Viganò e il drammaturgo Emanuele Aldrovandi.
Ha pubblicato un CD di fiabe. Scrive racconti e il suo primo romanzo.
È nata una stella è stata pubblicata da Blam.
Penelope alla fine s´è rotta da Morel voci dall’isola.
Canto XXV dell’Odissea da Biró.
Morgana da Lunario.
Il vuoto del mare uscirà su Crack.
Presto uscirà una rubrica con vignette, in collaborazione con @giannino_dari.

IG: @savinatamborini  
https://savinatamborini.weebly.com/ 

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